sabato 24 gennaio 2026

SCATTI SONORI la foto del mese associata ad un ascolto

 FOTO DEL MESE

di Battaglini Stefano


"Un comune albero spirato. Privo di colori particolari, omologo a tanti altri. 

Eppure, il suo essere Vuoto ricolma in noi inanità e rarefazione; 

di ineffabile splendore, resta".




In una fotografia in bianco e nero i rami spogli si intrecciano nel cielo d’inverno. Non c’è foglia, non c’è fiore, non c’è promessa visibile. Eppure, guardandoli, qualcosa vibra. È lo stesso spazio emotivo che si apre ascoltando una composizione di Frédéric Chopin.

Chopin non riempie: sottrae. Come quei rami, lavora per essenzialità. Le sue melodie sembrano nate da ciò che manca, da una perdita già avvenuta, da un silenzio che ha imparato a parlare. Ogni nota è un gesto fragile ma necessario, come un ramo che resiste al gelo nonostante tutto.

Il bianco e nero elimina il superfluo, proprio come la sua musica: resta la struttura, l’ossatura emotiva. Non c’è spettacolo, ma verità. Non c’è rumore, ma tensione. I rami non sono morti: stanno trattenendo la vita. Le note non sono tristi: stanno preparando il ritorno del senso.

In quell’incontro tra immagine e suono si comprende una cosa semplice e profonda: anche quando tutto sembra spoglio, qualcosa sta ancora crescendo. In silenzio. In attesa.


https://youtu.be/7bw22wYLtwI?t=8  




CIVICA-MENTE rubrica di educazione civico-culturale

LA MUSICA COME STRUMENTO UTILE AL MIGLIORAMENTO DELLA SOCIETA'

di Stefano Porcari




Io credo che la musica sia una delle terapie più potenti che esistano.

Personalmente, grazie alla musica, sono riuscito a superare moltissimi momenti di depressione, nei quali mi sembrava davvero che la vita mi stesse crollando addosso. Proprio per questo penso che la musica non sia solo un’esperienza individuale, ma possa diventare anche uno strumento di benessere collettivo e di miglioramento sociale.

Un esempio concreto è quello di Pietro Morello, che utilizza la musica per aiutare bambini kenyoti salvati dalle discariche, luoghi in cui vivono cercando di sopravvivere vendendo materiali come la plastica. Attraverso la musica, questi bambini riescono, anche solo per pochi istanti, a distogliere la mente da pensieri spesso durissimi e a sentirsi liberi e spensierati.

È vero, la musica da sola non risolve problemi così complessi, ma riesce a creare uno spazio di respiro, di dignità e di speranza. Ed è proprio questo il suo valore più grande.

Un’esperienza simile si ritrova anche nel modello educativo El Sistema, ideato in Venezuela nel 1975 da José Antonio Abreu. Questo progetto utilizza orchestre e cori come strumenti di riscatto sociale per bambini e giovani provenienti da contesti svantaggiati, offrendo loro non solo una formazione musicale, ma anche una possibilità concreta di cambiare la propria vita. Nel tempo, questa iniziativa è stata esportata in molti altri Paesi, trasformando il futuro di migliaia di giovani.

La musica può essere anche un potente strumento di pace tra i popoli. Un esempio significativo è il progetto del direttore d’orchestra Daniel Barenboim, che ha cercato di creare un dialogo tra israeliani e palestinesi proprio attraverso l’esecuzione musicale condivisa. In questo caso, la musica diventa un linguaggio universale, capace di unire persone divise da conflitti politici e culturali.

In conclusione, la musica non è solo arte o intrattenimento: è un mezzo educativo, sociale ed emotivo, capace di generare consapevolezza, empatia e possibilità di cambiamento.

INTERVISTA DEL MESE - L'ORECCHIO ASSOLUTO

INTERVISTA A CHRIS HARRISON

Di Kaenelle Alcano e Ludovica De Santis






Kaenelle: Ciao Chris! Partiamo dall’inizio: che cos’è per te l’orecchio assoluto?
Chris: Per me è la capacità di riconoscere immediatamente i suoni, gli accordi e le scale senza bisogno di riferimenti esterni. Quando ascolto una melodia capisco subito quali accordi ci sono e in che tonalità siamo.

Kaenelle: Quando hai scoperto di avere questa capacità?
Chris: Fin dalla prima media. Al primo impatto con la musica mi sono reso conto che riuscivo a riconoscere note e accordi in modo spontaneo, senza studiarli prima. È stato abbastanza naturale, come se il mio orecchio funzionasse così da sempre.

Kaenelle: In che modo ti sei allenato nel tempo?
Chris: Mi esercitavo soprattutto ascoltando musica e osservando gli accordi. Ascolto molto e cerco di capire cosa sta succedendo dal punto di vista musicale: scale, triadi, progressioni… tutto questo mi ha aiutato tantissimo.

Kaenelle: Avere l’orecchio assoluto ti rende più facile leggere un brano a prima vista?
Chris: Non completamente. L’orecchio assoluto non basta da solo per la lettura a prima vista. Per questo gli esercizi di ear training sono fondamentali: aiutano a sviluppare ancora meglio l’orecchio musicale e a collegarlo alla pratica.

Kaenelle: Hai degli obiettivi per il futuro?
Chris: Sì, voglio migliorare sempre di più il mio orecchio musicale. Anche se ho questa capacità, penso che ci sia sempre qualcosa da allenare e da perfezionare.

Kaenelle: Ci sono svantaggi nella vita quotidiana ad avere l’orecchio assoluto?
Chris: No, nella vita di tutti i giorni non ci sono svantaggi. Anzi, per me la musica diventa ancora più interessante.

Kaenelle: È vero che associ i suoni ai colori?
Chris: Sì! Quando ascolto una melodia, associo i suoni a colori e forme. Per esempio, il jazz per me è giallo. Nella musica classica, se il brano è felice vedo colori caldi, mentre se è malinconico percepisco colori freddi.

Kaenelle: Quindi per te la musica è anche visiva?
Chris: Assolutamente sì. Non è solo suono: è un’esperienza completa, fatta di emozioni, colori e immagini.

venerdì 23 gennaio 2026

PSICOMUSICA rubrica di psicologia e neuroscienze musicali

Le piante amano la musica?

Di Sofia Passagrilli



Le piante ascoltano la musica?

Vi è mai capitato di chiedervi se le piante ascoltino o “sentano” la musica?
La risposta, oggi, è sì. E non solo: ne vengono anche influenzate.

Le piante non possiedono orecchie né un sistema nervoso centrale come il nostro, ma sono organismi estremamente sensibili all’ambiente. Percepiscono i suoni sotto forma di vibrazioni meccaniche, e la scienza moderna – in particolare la fisiologia e la cosiddetta neurobiologia vegetale – ha dimostrato che queste vibrazioni vengono tradotte in segnali biologici attraverso meccanismi cellulari sofisticati.

Nelle membrane e nelle pareti cellulari delle piante sono presenti proteine specializzate, chiamate meccanocettori. Quando un’onda sonora colpisce la pianta, genera una lieve pressione fisica che deforma la cellula. Questa deformazione attiva i meccanocettori, i quali aprono specifici canali ionici permettendo il passaggio di ioni, come il calcio, e la propagazione di segnali elettrici. Da qui si innesca una cascata di reazioni biochimiche che informa la pianta della presenza di un suono nell’ambiente.

In modo sorprendente, le piante reagiscono in maniera diversa a seconda delle frequenze. Le vibrazioni a bassa frequenza, comprese tra i 100 e i 500 Hz, risultano particolarmente efficaci: studi hanno mostrato che frequenze intorno ai 200 Hz possono stimolare la crescita delle radici (fenomeno noto come fonotropismo) e accelerare la germinazione dei semi.

Ancora più affascinante è la capacità delle piante di distinguere i suoni naturali. Alcuni esperimenti hanno dimostrato che una pianta può riconoscere il ronzio di un’ape, reagendo con un aumento rapido della produzione di nettare, oppure il rumore prodotto da un bruco che mastica le foglie, attivando in quel caso difese chimiche tossiche. In altre parole, il suono diventa un vero e proprio segnale informativo.

L’esposizione prolungata a musiche caratterizzate da ritmi regolari e frequenze armoniche può influenzare diversi processi fisiologici:

  • l’assorbimento dei nutrienti e l’efficienza della fotosintesi;

  • lo sviluppo radicale, con radici che tendono a crescere verso la sorgente sonora se le vibrazioni ricordano quelle dell’acqua che scorre;

  • la resistenza allo stress ambientale, aumentando la vitalità generale della pianta.

Quando si dice che le piante “amano la musica”, spesso si pensa a un’idea romantica o poetica. Tuttavia, la ricerca scientifica invita a riformulare la domanda. Le piante non provano emozioni come gli esseri umani, ma rispondono fisicamente alle vibrazioni sonore. Non ascoltano nel senso umano del termine: sentono.

Già all’inizio del Novecento, lo scienziato indiano Jagadish Chandra Bose dimostrò che le piante reagiscono agli stimoli con variazioni elettriche misurabili, suggerendo che il confine tra mondo animale e vegetale è molto meno netto di quanto si sia a lungo creduto. Studi più recenti, come quelli condotti da Monica Gagliano, hanno confermato che le piante sono in grado di percepire vibrazioni specifiche e di modificare il proprio comportamento in risposta a esse.

Queste scoperte cambiano radicalmente il nostro modo di guardare al mondo vegetale. Le piante non sono organismi passivi, ma sistemi dinamici, in dialogo continuo con l’ambiente. Il suono diventa così un ulteriore canale di comunicazione tra la vita e ciò che la circonda.

Forse la vera domanda non è se le piante amino la musica, ma se noi siamo pronti a riconoscere che il suono, come ogni forma di vibrazione, ha effetti reali sulla materia vivente. E se può influenzare una pianta, è ancora più evidente quanto possa incidere su di noi: sul corpo, sulla concentrazione, sull’equilibrio emotivo.

In fondo, la musica non è solo qualcosa che si ascolta.
È qualcosa che attraversa, che modifica, che lascia tracce.
Anche dove non ce lo aspetteremmo.




LE MUCCHE DI MOZART






    Può sembrare una di quelle storie che si raccontano per scherzo, e invece è vera: in alcune aziende agricole la musica di Wolfgang Amadeus Mozart viene fatta ascoltare alle mucche durante la mungitura perché aiuta a produrre più latte.

    All’inizio ci ha fatto sorridere anche noi. Poi ci siamo chiesti come fosse possibile che la musica influenzi un processo così concreto. La risposta non è magica, ma scientifica, e riguarda il funzionamento del cervello e degli ormoni.

    La produzione di latte è legata al rilascio dell’ossitocina, un ormone che si attiva quando l’animale si trova in uno stato di calma e sicurezza. Studi di fisiologia animale mostrano che lo stress e l’agitazione aumentano il cortisolo, che ostacola il riflesso di emissione del latte. Questo meccanismo è ben documentato nella letteratura veterinaria e neuroendocrina, in particolare negli studi di Bruckmaier e Wellnitz (2008) sul ruolo dell’ossitocina nella lattazione.

    La musica entra in gioco proprio come modulatore dello stress. Diverse ricerche hanno osservato che la musica classica riduce i comportamenti di agitazione nelle vacche da latte e migliora la regolarità della mungitura. Un lavoro spesso citato è quello di Albright e Arave (1997), che descrive come stimoli ambientali prevedibili e non invasivi favoriscano il benessere animale e la produttività.

    In particolare, la musica di Mozart sembra avere un effetto più marcato rispetto ad altri generi. Le sue composizioni sono caratterizzate da strutture regolari, armonie chiare e un andamento melodico fluido. Secondo studi di neuroscienze musicali, come quelli di Blood e Zatorre (2001), questo tipo di organizzazione sonora riduce l’attivazione delle aree cerebrali legate allo stress e favorisce una risposta emotiva positiva.

    Osservazioni sul campo, come quelle riportate da Uetake et al. (1997), mostrano che le mucche esposte a musica classica durante la mungitura presentano livelli più bassi di agitazione e una maggiore facilità nel rilascio del latte. L’aumento della produzione non è quindi un effetto diretto della musica, ma una conseguenza del miglior equilibrio neuroendocrino.

    Quello che colpisce è che lo stesso principio vale anche per gli esseri umani. La musica è in grado di influenzare il sistema nervoso autonomo, modulare la frequenza cardiaca e incidere sulla secrezione ormonale. Non a caso viene utilizzata in ambito terapeutico, educativo e riabilitativo.

    Questa storia ci insegna che la musica non è solo un linguaggio artistico, ma un vero e proprio strumento di regolazione fisiologica. Se un brano può rendere più serena una mucca durante la mungitura, forse dovremmo riflettere di più su come i suoni che ci circondano influenzano anche il nostro modo di stare al mondo.

    SINESTETICA rubrica di musica e arti visive

     Di Passagrilli Sofia   "Impressione, levar del sole" di Monet rappresenta, prima di tutto, la nascita della modernità. Quel sole ...