“Ceci n’est pas une guitare”
l’illusione dello strumento.
Di Laudi Shorena
Con “Ceci n’est pas une guitare”, il giovane chitarrista Giordano Sforzini, originario di Acquasparta e diplomato al conservatorio Briccialdi di Terni, presenta il suo primo disco, che è prima di tutto una dichiarazione di poetica. Il titolo, citazione diretta e ironica del celebre quadro di Magritte, chiarisce subito l’intento: la chitarra, evocata, negata, decostruita, diventa simbolo di qualcosa di più ampio, l’identità dell’autore. Le tracce esplorano autori del ‘900, come Manuel de Falla, Mario Castelnuovo-Tedesco, Carlo Domeniconi. L’artista utilizza la chitarra come punto di partenza, non come approdo. In molte tracce lo strumento appare frammentato, come se fosse un ricordo piuttosto che una presenza concreta. A rafforzare questa visione c’è una scelta produttiva radicale: il disco è stato registrato e prodotto interamente da Giordano in casa sua. La post-produzione è stata curata insieme al collega Matteo Ammazzalamorte. In un panorama musicale spesso pieno di musica superficiale, “Ceci n’est pas une guitare” sceglie un’altra strada: quella del dubbio e della profondità. Come il quadro di Magritte, ci ricorda che tra l’oggetto e la sua rappresentazione esiste sempre uno scarto. E che, a volte, è proprio lì che nasce l’arte. Il disco, pubblicato il 21 agosto 2025, è disponibile in tutti gli store online. Spotify: https://open.spotify.com/album/347Dm03daI2DOhsXY3UDVw?si=wvivxieDSCarxwz Instagram: https://www.instagram.com/giordanosforzini?igsh=MXJkNjY5dGFzNXJsYw==

Nessun commento:
Posta un commento